venerdì, 01 gennaio 2010

Un mondo migliore. Come?

Qualche volta capita di chiedersi: cosa si può fare per avere un mondo migliore?

Una risposta sensata sembra essere: per avere un mondo migliore, bisogna costruirlo.

Come lo si può costruire?

Lo si può costruire con le azioni, con l'impegno, intervenendo nella realtà: a volte amando, a volte pensando, a volte costruendo, a volte lottando. Piano, lentamente, ma inesorabilmente.

Queste azioni non devono essere casuali, ma devono avere come obiettivo quello di migliorare il mondo.

Quindi, prima di agire, bisogna riflettere. Bisogna interrogarsi, per capire cosa bisogna fare, come occorre intervenire.

A volte è facile, o almeno appare facile, darsi delle risposte, ma spesso non è così. In questi casi bisogna riflettere a fondo, senza lasciarsi trascinare dall'impulsività.

A volte ci verrebbe spontaneo reagire in un certo modo a certe situazioni, quando spesso questa spontaneità è nociva. Perchè la reazione più immediata è quella che gratifica il proprio io. Faccio un esempio: se qualcuno offende, si comporta male, si è portati a reagire in modo tale da rafforzare il solco che divide, e ciò non è bene. La persona grande di animo e di spirito cerca di avvicinarsi agli altri, anche quando questo implica una rinuncia per il proprio ego. La persona grande di spirito, a costo di soffrire, cerca sempre di avvicinarsi al prossimo, perchè l'amicizia è ricchezza, perchè così si potrà costruire qualcosa di migliore.

La situazione è abbastanza complessa, perchè la risposta non deve neanche essere tale da mortificare il proprio io. Bisogna tendere verso una situazione in cui il mondo esterno, con tutti i suoi attori, non è in grado di mortificare il proprio io, in nessun caso; in una tale situazione sarebbe possibile rispondere sempre nel modo più giusto e corretto, nel modo più appropriato per migliorare la realtà. Per raggiungere questa condizione di invulnerabilità, è necessario un cammino lungo e faticoso, ma la metà che si consegue è di migliorare se stessi ed essere pronti a fare qualcosa per cambiare il mondo.

Grande non è colui che dice "occhio per occhio, dente per dente". Grande è colui che è capace di convertire il male in bene, colui che trasforma in positivo. Il primo atteggiamento è da tutti, il secondo da pochi. Questo non vuol dire che bisogna essere buonisti in ogni circostanza. Per fare un esempio estremo si può dire che probabilmente i metodi di Gandhi non potevano essere utilizzati contro Hitler, e a volte essere buoni ad ogni costo produce effetti negativi, quando certi gesti non vengono compresi. Ma a volte un gesto buono può produrre degli effetti positivi, e in questi casi bisogna sforzarsi di agire come suggerisce la razionalità.

Cambiare il mondo è difficilissimo, anche sforzarsi di cambiarlo è difficile, ma è un obiettivo elevato.

A volte ci si chiede anche se con il passare dei secoli le cose siano migliorate, oppure no. E' una domanda difficile, però possiamo considerare che forse diecimila anni fa il concetto di fratellanza, l'idea di fare del bene, di migliorare il mondo, non erano nella testa di nessuno. Ora non solo queste idee sono nella testa di alcuni, ma addirittura sembra esserci una ampia condivisione di questi concetti.

Questo, forse, può darci qualche speranza.

lunedì, 23 novembre 2009

Freeman Dyson

Freeman Dyson è un grande fisico, una personalità eclettica che ha a cuore il destino dell'uomo. Il brano che segue è tratto dalle pagine iniziali del suo libro "Turbare l'universo", edito dalla Boringhieri.

Cercai di comprendere le radici profonde dell'odio che ci stava trascinando verso il conflitto, e conclusi che la causa fondamentale era l'ingiustizia. Se ciascun uomo avesse avuto una giusta parte delle ricchezze del mondo, se avesse avuto uguali possibilità nel gioco della vita, non ci sarebbero stati nè odio nè guerra. Giunsi così a rivolgermi l'antichissima domanda: Perchè Dio permette la guerra, e perchè Dio permette l'ingiustizia?, e non trovai risposta. Il problema dell'ingiustizia mi sembrava ancora più ostico di quello della guerra. Io avevo la fortuna di disporre di intelligenza, di buona salute, di libri, di istruzione, di una famiglia che mi amava, per non parlare del cibo, dei vestiti e di un tetto; come concepire un mondo in cui il figlio del minatore gallese e quello del contadino indiano fossero fortunati come me?

La folgorazione mi giunse all'improvviso e inaspettata, un pomeriggio del mese di marzo, mentre stavo andando a leggere gli avvisi nella bacheca scolastica per vedere se ero nella lista di quelli che l'indomani dovevano giocare nella squadra di calcio. Non ero nella lista, e un lampo di luce interiore mi rivelò la risposta a entrambi i miei problemi: quello della guerra e quello dell'ingiustizia. Si trattava di una risposta straordinariamente semplice, e io la chiamai "unità cosmica". Essa diceva: C'è soltanto uno di tutti noi; tutti noi siamo la stessa persona; io sono te, e sono Winston Churchill e Hitler e Gandhi e ogni altro essere umano. Il problema dell'ingiustizia non esiste, poichè le tue sofferenze sono anche le mie, e il problema della guerra scomparirà se comprenderai che uccidendo me non farai altro che uccidere te stesso.

Per qualche giorno sviluppai con tranquillità nella mia mente la metafisica dell'unità cosmica: più ci pensavo, più mi convincevo che la mia idea era la pura verità. Dal punto di vista logico era incontrovertibile: per la prima volta forniva alla scienza della morale un saldo sostegno; proponeva all'uomo una radicale inversione di sentimenti e mentalità:inversione che era la nostra unica speranza di pace in un momento di pericolo disperato. Rimaneva da risolvere solo un piccolo problema: dovevo trovare il modo di convertire il mondo al mio pensiero.

L'opera di conversione iniziò assai lentamente: non sono un buon predicatore, e dopo aver esposto la nuova fede per due o tre volte ai miei compagni di scuola, vidi che era sempre più difficile tener viva la loro attenzione. Non erano particolarmente ansiosi di approfondire il concetto; anzi, tendevano a scantonare, quando mi vedevano arrivare da lontano. Erano bravi ragazzi, e di solito chiudevano un occhio sulle bizzarrie altrui, ma il mio tono di alta dedizione morale li inorridiva: quando predicavo, il mio modo di parlare finiva per assomigliare un pò troppo a quello del preside della scuola. Alla fine quindi riuscii a fare soltanto due proseliti: uno del tutto convinto, l'altro solo in parte, ma neppure il mio discepolo più convinto volle prendere parte all'opera di predicazione. Preferiva tenere per sé i suoi convincimenti. A questo punto, anch'io cominciai a sospettare che mi mancasse qualcuna delle qualità richieste a un capo religioso: la relatività era un campo più adatto a me. Dopo qualche mese rinunciai a fare nuovi proseliti; quando qualche amico mi domandava allegramente: "Allora, come sta oggi l'unità cosmica?", mi limitavo a rispondere: "Ottimamente, grazie", e lasciavo cadere il discorso.

Durante le vacanze estive feci un ultimo tentativo di conversione. Chiesi a mia madre di fare un'altra passeggiata sull'argine, e le trasmisi il mio messaggio di speranza e di gloria. Fu, ovviamente, molto felice di vedere che avevo scoperto l'esistenza  di altre cose nel cielo e sulla terra, oltre alle equazioni differenziali: mi sorrise, e quasi non parlò. Quando ebbi terminato, le domandai cosa pensasse delle mie idee, e lei mi rispose lentamente: "Si. Anch'io credo a qualcosa di simile. Da molto, molto tempo."

domenica, 03 maggio 2009

Una società armoniosa

Il contadino coltivi la terra non per desiderio di ricchezza, ma per sfamare i suoi fratelli. E lo scienziato indaghi sui misteri della Natura, non per desiderio di fama e di gloria, ma per soddisfare la sete di conoscenza propria e degli altri uomini. L'insegnante non cerchi nel proprio lavoro altro se non il piacere di trasmettere conoscenza e di veder crescere e imparare i suoi allievi. In una società che funzioni armoniosamente, ognuno dovrebbe svolgere il proprio ruolo sentendosi parte essenziale di un tutto che funziona in modo integrato, aderendo ad un Progetto Condiviso che abbia come fine la crescita dell'individuo, il bene comune, la fratellanza, la possibilità di migliorare, di imparare, di capire, di amare, di costruire qualcosa di più grande.

In una società a misura d'uomo, nessuno dovrebbe essere abbandonato a se stesso, ognuno dovrebbe essere figlio, figlia, fratello, sorella, padre e madre di ogni altra persona; bisognerebbe discutere con pacatezza e garbo di cose che possano elevare lo spirito di ognuno e consentire a tutti di vivere una dimensione migliore dell'esistenza e della vita; bisognerebbe avere amore e rispetto per ogni cosa che è viva, per ogni cosa che insieme a noi condivide l'avventura dell'esistenza; e anche per le cose inanimate.

Questo, e cose come questa, bisognerebbe cercare di inculcare nella mente degli uomini, attraverso la televisione, attraverso i mezzi di comunicazione, attraverso il parlare quotidiano. E non sentimenti egoistici, gretti, meschini; non antagonismo, bassezza, egoismo; non risate fuori posto, non comportamenti volgari; non veline, non gare di formula 1, non calcio insulso e sguaiato.

Se l'uomo capisse qual è la strada da percorrere e potesse superare lo stadio attuale di palude melmosa nella quale si agita, dissipate le nebbie che gli ostruiscono la vista, vedrebbe aprirsi dinanzi a se un paesaggio di grande armonia e sconfinata bellezza, qualcosa capace di dare un senso vero alla propria esistenza e a quella di tutti gli esseri viventi. Anche se ancora, purtroppo, non siamo in grado di aderire tutti insieme a questa visione, tuttavia, come individui, possiamo provare a dare un significato alla nostra esistenza; con la speranza che i fenomeni che coinvolgono la collettività possano emergere da comportamenti individuali sempre più diffusi e condivisi; con la certezza che non possiamo sprecare un'occasione tanto preziosa come la nostra esistenza.

venerdì, 10 aprile 2009

La follia dell'Uomo

Tragedie come il terremoto di questi giorni in Abruzzo mi fanno pensare alla follia dell'Uomo. Quest'Uomo che, invece di cercare di affrontare, risolvere e prevenire i problemi che lo affliggono, corre dietro a partite di pallone, a gare di Formula 1, pensa a come meglio sfruttare il prossimo. Quest'Uomo che, se solo fosse più saggio, potrebbe costruire il Paradiso in Terra, e invece costruisce l'Inferno.

Mi sembra interessante questa proposta per aiutare i terremotati.

Buona Pasqua a tutti.

lunedì, 30 marzo 2009

Proteggiamola

terra_dallo_spazio.jpg

 

Lassù,

il brusio degli uomini

non si sente più.

Puoi vedere soltanto

una sfera bianca,

verde e azzurra,

meravigliosa e bellissima,

che ruota silenziosamente

sospesa nell'immensità.

E' la nostra casa,

il nostro mondo,

la nostra astronave

che ci porta in giro

per l'universo.

Non distruggiamola.

Non maltrattiamola.

Proteggiamola.

Amiamola.

Come se fosse

il nostro giardino.

Perchè è molto di più

del nostro giardino.

Finchè possiamo.

Finchè siamo in tempo.

 

PS Questo è quello che ci aspetta se continueremo ad inveire contro la Terra.