Comuni a Cinque Stelle

In alcuni post precedenti (e nel precedente in particolare) ho cercato di esprimere la convinzione secondo la quale per risolvere i problemi che affliggono la nostra società è necessario l’impegno di tutte le persone oneste e di buona volontà. Ma concretamente, come possiamo mettere in campo la disponibilità ad impegnarci in senso sociale e civile?

Da diverso tempo Beppe Grillo, che nelle mie convinzioni è una persona di elevato senso morale e con una visione ampia e di largo respiro dei problemi della società e del mondo, sta portando avanti un progetto che si chiama Comuni a Cinque Stelle. L’idea che sta alla base del progetto è che la Rivoluzione debba partire dai cittadini, attraverso il loro impegno e la loro partecipazione, e non essere calata dall’alto, dai partiti politici, ormai reliquie di altri tempi. Il rinnovamento deve passare attraverso l’elaborazione e la messa in pratica di nuove idee, idee adatte alla realtà dei nostri tempi. Per costruire un mondo migliore, non possiamo più pensare di delegare il compito di rinnovare la società a personaggi che in buona parte non ci rappresentano e sono guidati principalmente da smanie di protagonismo e interessi personali o campanilistici. Per costruire un mondo migliore dobbiamo realizzare quella che Beppe Grillo chiama la Democrazia in Diretta. La Rete ci fornisce lo strumento di cui abbiamo bisogno per realizzarla, attraverso la partecipazione e l’impegno, attraverso la comunicazione.

Le Cinque Stelle significano cinque settori particolarmente importanti della nostra realtà sociale e ambientale, per ognuno dei quali si sta elaborando un programma con la collaborazione di tutte le persone disponibili a dare il proprio contributo: Energia, Sviluppo, Trasporti, Ambiente, Acqua.

Prendiamo in mano le redini del nostro Paese, prima attraverso la gestione del territorio, e poi si vedrà.

Sarebbe cosa buona se qualche persona onesta, capace e di buona volontà, tra i lettori di questo blog, potesse fare qualcosa per sostenere e prendere parte a questo progetto di rinnovamento e rinascita. Le prossime elezioni amministrative possono essere una buona occasione per intervenire in prima persona nella gestione del territorio.

Comuni a Cinque Stelleultima modifica: 2009-02-26T08:54:00+00:00da oivalf1
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5 pensieri su “Comuni a Cinque Stelle

  1. Carissimo, grazie del tuo commento: ho fatto quanto hai richiesto (con mucho gusto, poiché per una vita sono stata, tra l’altro, correttrice di bozze…) anche se sono in ogni caso per l’essenzialità, che in questo caso risiede nella comprensione di un messaggio, a prescindere… :-))
    Sul fatto che la rivoluzione debba essere condotta dai cittadini, e anche iniziando dalle piccole cose e da uno spirito partecipativo, sono ovviamente d’accordo. Anche se la mia esperienza in proposito – almeno negli ultimi vent’anni – è piuttosto negativa: sono stati anni nei quali, addirittura, è pian piano sparito qualsiasi impegno civile e politico dei comuni cittadini, anche quando si trovavano ad agire in nome di partiti oppure di associazioni indipendenti. E perfino quando non c’era alcun tipo di struttura costituita: ci si dava soltanto un appuntamento per discutere e intervenire informalmente su un determinato problema. O si forniva un proprio contributo fattivo ad associazioni di volontariato. Bene, tutto ciò c’era, eccome, fino agli anni Settanta inoltrati. Ora si presenta soltanto in modo sporadico (e anche il volontariato ha teso un po’ a burocratizzarsi) e quando il problema sia talmente macroscopico – e grave – da suscitare, quasi naturalmente, una ribellione (Dal Molin, Chiaiano ecc.).
    Questo va comunque bene, ma non incide complessivamente sul tessuto complesso delle nostre città piccole e grandi; non incide, soprattutto, sulle deliberazioni a volte farneticanti della amministrazione centrale né di quelle locali.
    Se qualcuno si fosse permesso, per fare soltanto un esempio, di ipotizzare l’imposizione di “scioperi virtuali” (e tali attacchi alle libertà costituzionali si verificarono anche allora, eccome), mezz’ora dopo un tale annuncio vi sarebbero state le piazze italiane piene di proteste dei cittadini-lavoratori (sindacati sì o sindacati no…). E i governi di allora (Andreotti, Fanfani, Moro, Colombo, Forlani ecc. – tutti democristiani o al massimo di Dc associata a Psi) erano costretti a fare, e anche rapidamente, marcia indietro.
    Un tempo, la sera, molte erano le persone che seguivano le sedute dei consigli di zona (dove tra l’altro si può intervenire anche come singoli cittadini sui problemi locali) o dei consigli comunali; c’erano giornali di quartiere attraverso cui far conoscere i problemi locali, da quelli dell’acqua a quelli del verde pubblico, dei trasporti, delle scuole ecc. E di conseguenza, si riusciva a sensibilizzare gran parte dei cittadini. E a tenerli informati anche delle storture dei singoli amministratori locali. Insomma, di “Beppe Grillo” ce n’era una marea in circolazione…
    Attualmente qualcosa sopravvive, ma si verifica per esempio (parlo di Milano che è la mia città e che conosco bene) che un certa aggregazione di quartiere faccia un “benedetto giornalino” e poi non vi sia disponibilità delle stesse persone che partecipano alle riunioni per farsi carico né della redazione né della distribuzione o dell’incasellamento. Così, pian piano, anche quei due o tre che se ne fanno carico, lentamente “spariscono”, preferiscono starsene a casa o fare qualcos’altro.
    Quello che occorrerebbe, dunque, sarebbe di comprendere da subito – e di far propri – due o tre concetti essenziali: che l'”unione fa la forza” (uno dei pochi, fondamentali slogan che contenga una verità comprovata); che occorre scrollarsi di dosso quel poco o tanto di “sentimento piccolo-borghese” inculcatoci -, e al quale siamo stati orrendamente omologati essendo divenuti capaci soltanto di comportamenti passivi – che ci ha fatto diventare (grazie anche a quanti “sanno comunicare” e con ciò condizionare alla perfezione le cosiddette masse) in grandissima parte pigri, egoisti o non-si-sa-cos’altro. Salvo essere tutti pronti, a posteriori – quando un provvedimento non ci piaccia o leda platealmente i nostri interessi o le nostre libertà – , a lagnarci, stracciandoci le vesti, e assegnando naturalmente la responsabilità di “tutto ciò che non funziona” a non meglio individuati “altri”. Beh, a me pare che la responsabilità, anche se non in egual misura, sia proprio anche di coloro che non partecipano a nulla, meno che mai a esercitare il diritto di voto che è rimasto uno dei pochi baluardi democratici, ancorché “delegante”, in questo nostro Paese; ma neppure a qualsiasi iniziativa che farebbe “crescere la coscienza” in tutti i cittadini che regolarmente, poi, a cose fatte (anzi, malfatte), abbaiano alla luna.
    Un terzo concetto – forse il più importante di tutti – è quello che le lotte si fanno “comunque”, anche se non si può sapere anticipatamente se sugli obiettivi posti si otterranno vittorie o sconfitte. Se l’impegno espresso risultasse sconfitto, non dovrebbe costituire altro che un ulteriore stimolo a riesaminare e riproporre questioni e proposte nelle quali si crede perché “ci si è ragionato sopra, insieme, a lungo e con competenza” (e considerando tutte le alternative possibili) e che perciò si debbono in ogni caso promuovere e sostenere con tutta l’anima.
    Scusa, scusate la lunghezza. Ma penso si tratti di questioni, e di passaggi, per i quali l’esposizione del pensiero non sia mai espressa a sufficienza…
    Un saluto da Angela

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